Cosa era per me la Grecia? Ecco la risposta.

- Era meglio morire da piccoli…
- Dio mio, faresti morire tuo figlio da piccolo, o lo terresti così basso fino all’età adulta?!
Benvenuta/o, sono Yaco, inutile che ti scrivo il mio nome grammaticalmente corretto, non lo impararesti felicemente, per quello che sono, e me lo rinfacceresti come una bestemmia. Faccio parte del gruppo di quelli che hanno perso il treno insieme a Grygory, Federico, Antonio, e tanti altri, e alcune donne. Ci siamo incontrati nel mondo della scrittura, come uno dei tanti mezzi espressivi nel mezzo della sopravvivenza fisica, senza biglietti inutili. Viviamo cacciati come prede dai “kitammuort”, cacciatori di taglie, collusi con le forze dell’ordine e psichiatri, e siamo spesso abbordati da donne sporche davvero, che lanciano maledizioni come se non fossimo già abbastanza sfortunati, per le sciocchezze e il loro stesso divertimento. Le nostre giornate stagnano in questa guerra tra poveri dove rispondiamo a modo nostro difendendoci l’ossigeno ancora libero. Non resteremo alla storia per del buono fatto perché saremo bruciati come formule e disegni del passato più antico, come nemmeno ciascuno di loro potrà ritenersi peccatore invece, specie in questa società cannibale, amante del lusso anche di apparire come esseri ignoranti, o di ignorare da ogni piano accessibile o meno, chi non gli interessa sessualmente. È una civiltà di playboy e conigliette cresciute che si azzoppano come nella caccia! Io sono stato già eliminato da tanto tempo, e senza che avessi potuto addirittura pagare per cambiare la mia situazione o farmi le ossa, come molti altri invece direbbero di essere vittime nostre solo per mettersi in mostra o etichettarmi come nullafacente. Molti mi fanno passare per “vittimista”, è il loro modo di divertirsi con chiunque, tanto chi giudicherà davvero non aveva miracoli per aiutarci in terra, né il sogno di vendicarci. La mia esistenza non è troppo segreta, al pari di quelle che spudoratamente appaiono anche durante il loro lavoro, sulle televisioni, sui telefoni, e le loro voci nelle radio, o nei compiti a scuola degli studenti, ma ovviamente sono il pericolo cittadino più vicino a chiunque abbia una tana e una cagnolina da scendere per fargli fare il bisogno, specie quando c’è questa “troppa libertà”, qualsiasi essa sia e voglia significare per loro. Vi lascio una lista dei miei libri, che molto probabilmente finirà in un rapporto di qualche millantatrice politica e segretaria statistica psicologica per criticare l’eccessivo spazio web a disposizione, che contamina chissà quale etere mediatico del globo naturalmente dedicato alle loro batterie delle auto, e dei jet e puzzette senza occhi indiscreti. Queste donne, o signorine, e signorini e uomini, che hanno nelle mani tanto tempo per odiare con diligenza o meno sono i grandi falliti e amministratori del fallimento di questa società di cui erano i figli, e compagni di classe in cerca di aiuto o meno, che oggi sono medici così come io sono passeggero del treno dell’esistenza nella stiva dell’ultimo binario. Tutti loro, che premono il bottone della cocaina come dei topi in un laboratorio, per essere felici, senza sapere che formula chimica abbia, o se sia il grilletto di un soldato su un civile o su una bambina, il cui scrupolo principale è continuare a essere desiderati e sfruttare sessualmente una società perché il loro corpo non gli basta più, e quello dei loro figli è un impiccio finché non sono minacciati dai preservativi che gettano in spiaggia ogni istante che possono farlo, o le ceneri dopo averlo bruciato. Io non mi ritengo un reietto, sono un numero, come a Dachau, ma di poco valore anche per chi fa i miracoli e per chi si schifa e alla memoria preferisce l’oblio perché altrimenti avrebbe da pensare a quelli come me:
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Questa nella foto era una strada di Atene che mi piaceva percorrere con la bicicletta credendomi un ciclista, fino a quando un auto-articolato sanitario mi ha investito, facendomi perdere tre anni di scuola e tutto il resto della mia vita in terapie inutilente riabilitative che hanno fatto di me il “medio Frankestein” della scrittura, e il piccolo caso umano di domani come già oggi sparlano in mia assenza.
A presto…